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Racconti erotici: Chiara e Leo cedono alla tentazione dopo mesi

Racconti erotici: Chiara e Leo cedono alla tentazione dopo mesi

Era un sabato pomeriggio di sole pallido, uno di quelli in cui il silenzio della casa sembra quasi pesare sulle spalle.

Ero rimasta sola con Leo, il fratello minore del mio compagno, che si era offerto di aiutarmi a sistemare la cucina.

Lui si muoveva con una scioltezza naturale, i capelli lunghi e spettinati che gli ricadevano sugli occhi mentre armeggiava con i piatti.

“Sai, Chiara, c’è qualcosa in te che ti rende maledettamente irresistibile e strana...” ha esordito lui.

Mi sono voltata verso di lui, sentendo subito quella scossa che cercavo di ignorare da interi mesi.

C’era quel "forse" che galleggiava tra noi ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano durante le cene di famiglia.

“Non dovresti dire queste cose, Leo, sai bene che non è il caso di scherzare col fuoco...” ho risposto.

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Lui ha posato lo strofinaccio, si è avvicinato con passo lento e mi ha bloccata contro il bancone.

“Chi ti dice che io stia scherzando? Sto impazzendo di voglia da quando ti ho vista entrare in questa casa...” ha detto lui.

Sentivo il calore del suo corpo premere contro il mio, un’attrazione che rendeva il mio respiro corto e affannato.

“Tuo fratello tornerà tra un’ora, siamo dei pazzi scatenati anche solo a pensarci...” ho sussurrato mentre la mia resistenza crollava.

“Allora facciamo in modo che quest’ora sia la più lurida e indimenticabile della tua intera vita...” ha ribattuto lui afferrandomi la nuca.

Mi ha baciata con una foga disperata, le sue labbra cercavano le mie con una fame accumulata per troppo tempo in segreto.

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Senza smettere di divorarmi la bocca, ha infilato le mani sotto la mia maglietta, strizzandomi i capezzoli e facendomi sussultare.

“Dio, Chiara, sei scandalosamente bagnata, sento il tuo profumo che mi sta mandando fuori di testa...” ha mormorato tra i baci.

Mi ha sollevata di peso, facendomi sedere sul marmo freddo della cucina, aprendomi le gambe con un gesto di puro possesso.

Ha sbottonato i pantaloni con una fretta rabbiosa, liberando la sua virilità turgida, venata e già lucida di desiderio puro.

“Guarda quanto sono duro per colpa tua, guarda come mi hai ridotto a forza di provocarmi...” ha detto lui guidando la mia mano.

Quando mi ha penetrata, è stato un urto violento, un’invasione che mi ha fatto urlare il suo nome contro la parete della cucina.

“Sì, Leo... scopami senza pietà, fammi sentire cosa significa essere presa da un vero uomo...” ho ansimato fuori di me.

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Le sue mani affondavano nelle mie natiche, lasciando i segni delle sue dita sulla mia pelle mentre continuava a spingere con cattiveria.

Mi ha girata di schiena, obbligandomi a guardare il riflesso della nostra follia carnale nel vetro del forno.

“Senti come ti entro dentro...” ha detto lui.

Mi ha afferrata per i capelli, tirandomi la testa all'indietro per espormi il collo, che ha iniziato a mordere con ferocia.

“Sì, Leo... fammi male, non avere alcun riguardo... voglio sentire ogni singolo centimetro di te...” ho supplicato io.

Il suono dei nostri corpi che sbattevano rimbombava in cucina.

Non soddisfatto, mi ha trascinata a letto, montandomi sopra con una foga ancora più animalesca.

“Apri bene queste gambe vogliose, voglio vedere come il mio cazzo sparisce dentro di te...” mi ha ordinato con voce rauca.

Mi ha preso le caviglie, portandomele alle spalle per penetrarmi ancora più a fondo, toccando punti che non sapevo di avere.

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“Dio, Leo... continua così... non fermarti per niente al mondo...” urlavo io fuori controllo.

Lui ha iniziato a muoversi con una cadenza brutale, ogni colpo mi faceva perdere i sensi per il piacere.

“Ti piace essere trattata così, vero? Ti piace sentire quanto sono grosso...” mi provocava lui tra i gemiti.

“Sì, maledizione... sei il mio padrone... fammi quello che vuoi, usami come preferisci...” ho risposto io, ormai persa.

Mi ha rigirata ancora, mettendomi a pecora sul bordo del divano, afferrandomi i fianchi con una presa d'acciaio.

Sputava sulla sua mano per lubrificare il mio buco, prima di infilare le dita e poi spingere con violenza la sua asta turgida.

Il piacere era così denso e sporco che sentivo le lacrime agli occhi, un mix di dolore e godimento puro.

“Voglio riempirti.... voglio che ti ricordi di me ...” ha detto lui.

Sentivo la sua passione esplodere a ogni affondo, un calore che mi invadeva e mi faceva contrarre i muscoli intorno a lui.

“Sputami dentro, Leo... voglio il tuo seme, voglio sentirlo...” l’ho sfidato io con cattiveria.

Lui ha accelerato ancora, le sue spinte erano diventate colpi sordi e pesanti, una furia che non ammetteva alcuna via d'uscita.

“Sei la mia ossessione più lurida.... ” ha urlato lui mentre sentivo la sua eccitazione al limite.

L'orgasmo mi ha travolta come uno tsunami, facendomi gridare di piacere proprio mentre lui si svuotava violentemente dentro di me.

Sentivo i fiotti caldi che mi riempivano, una sensazione di pienezza assoluta che mi ha lasciato senza fiato e tremante.

Siamo rimasti lì, nudi e sporchi sul tappeto, mentre l'odore del nostro sesso rubato impregnava l'aria della casa.