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Racconti erotici: ho tradito mio marito con il titolare del negozio

Racconti erotici: ho tradito mio marito con il titolare del negozio

Lavoro in quel negozio da poco più di un anno.

All’inizio era solo un impiego qualsiasi.

Sistemare la merce.

Servire i clienti.

Chiudere la cassa a fine giornata.

Ma da mesi non riesco più a vivere quei giorni con la stessa leggerezza.

Il problema è lui.

Il titolare.

È più grande di me, sui quaranta abbondanti, sposato anche lui.

Ha quell’aria autoritaria che non lascia scampo, con le maniche della camicia arrotolate sugli avambracci e le vene gonfie che mi fanno immaginare quanto sia forte.

Ogni volta che passa accanto a me, con il suo profumo virile, mi viene voglia di inginocchiarmi e sentire il suo cazzo in bocca.

Non l’ho mai detto a nessuno.

Ma l’ho sempre desiderato.

E ogni volta che tornavo a casa, guardavo mio marito e mi dicevo: non succederà mai.

Quel pomeriggio, però, eravamo soli.

Gli altri colleghi erano in pausa.

Io fingevo di sistemare gli scaffali, ma in realtà stavo solo cercando di non guardarlo troppo.

Sentivo i suoi occhi addosso.

Mi girai e lo trovai a fissarmi.

Le mani infilate in tasca.

Quel mezzo sorriso arrogante sulle labbra.

«Che c’è?» gli chiesi, fingendo di non capire.

«Sai benissimo cos’ho» rispose con voce bassa.

«Non dovresti guardarmi così» sussurrai.

Fece due passi verso di me.

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«E allora smettila di provocarmi con quel culo. Lo muovi apposta, lo so.»

Mi mancò il respiro.

«Ho un marito…» mormorai, debolmente.

«E io una moglie. E allora?»

Era ormai vicinissimo.

«Nessuno deve saperlo.»

La sua mano scivolò lenta sul mio fianco.

Poi strinse il mio culo sopra i jeans.

Non ebbi la forza di respingerlo.

«Se ci scoprono…» tentai di obiettare.

«Non ci scoprirà nessuno.»

E subito dopo la sua bocca fu sulla mia.

Non fu un bacio dolce.

Mi prese come se fosse un suo diritto.

La sua lingua mi invase.

Mi rubò il respiro.

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Mi aggrappai alla sua camicia, mentre la sua mano si infilava tra i miei jeans.

Scostò le mutandine senza esitazione.

Le sue dita trovarono subito la mia figa.

«Dio, sei già bagnata» mormorò con un ghigno.

«No… aspetta…» ansimai.

Ma quando le sue dita affondarono dentro di me, gemetti forte.

«Vuoi davvero fermarmi?» mi chiese, affondando ancora più profondo.

«No… continua…» sussurrai, completamente persa.

Mi spinse contro il bancone del retro.

Abbassò i miei jeans fin sotto le ginocchia.

Infilò due dita dentro di me con movimenti veloci, sporchi, ruvidi.

«Sei stretta, cazzo… e calda…» ansimava contro il mio collo.

Mordeva e succhiava la mia pelle fino a lasciarmi i segni.

«Oh Dio… sì…» gemetti, stringendomi a lui.

Si abbassò la zip dei pantaloni.

Tirò fuori il suo cazzo duro, gonfio, pulsante.

Lo strofinò sulla mia figa bagnata, facendomi rabbrividire.

«Lo vuoi dentro?» mi chiese, guardandomi negli occhi.

«Sì… scopami!» implorai, senza più freni.

Con un colpo secco mi penetrò da dietro.

«Aaah! Sì!» gridai, mordendo il braccio per non urlare troppo forte.

Mi afferrò i capelli, tirandomi indietro la testa.

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«Guarda come ti faccio mia. Ti piace tradire tuo marito, eh?»

«Sì… cazzo sì!» ansimai.

Le sue spinte erano ruvide, forti.

Mi facevano sbattere il bacino contro il bancone.

Il rumore dei nostri corpi che collidevano riempiva il negozio silenzioso.

Con la mano libera mi schiaffeggiò il culo più volte.

Si piegò sopra di me, sussurrandomi all’orecchio.

«Ti faccio venire finché non dimentichi come si chiama tuo marito.»

Infilò una mano davanti, a massaggiarmi il clitoride con violenza, mentre continuava a scoparmi senza pietà.

«Oh Dio… sto venendo!» gridai.

Il mio corpo tremava.

Le gambe molli.

La testa che girava.

Lui continuava a scoparmi, ancora più forte.

Non si fermò nemmeno quando io venni.

Continuò a spingere, a farmi gemere, a farmi sentire il suo cazzo duro che non mollava.

«Ti sfondo fino in fondo…» ringhiava.

Ogni parola mi faceva eccitare ancora di più.

Mi prese di forza, sollevandomi leggermente la testa.

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«Guarda avanti e godi per me» ordinò.

«Sì… sì… ti prego!» ansimai.

Mi prese con colpi sempre più profondi e veloci.

Sentivo il suo respiro spezzato.

Il suo corpo teso contro il mio.

«Sto per venire dentro di te…» mi avvisò.

«Fallo! Riempimi! Vieni dentro!» urlai, persa nel delirio.

Un attimo dopo lo sentii esplodere, caldo, profondo.

Venni di nuovo insieme a lui, urlando il suo nome.

Le gambe quasi cedettero.

Rimase qualche secondo dentro di me, ansimante.

Poi si ritrasse lentamente.

Il suo sperma colava dalle mie cosce, bagnandomi le mutandine abbassate.

Mi tirai su i jeans in fretta.

Lui mi guardò con quel sorriso soddisfatto, sicuro di sé.

«Da oggi sei mia. Che tu lo voglia o no.»

E io lo sapevo già.

Non sarebbe stata l’ultima volta.