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Racconti erotici: il mio fidanzato era fuori, non avrei dovuto, ma...

Racconti erotici: il mio fidanzato era fuori, non avrei dovuto, ma...

Era un pomeriggio di pioggia battente e le luci del mio appartamento al quinto piano sembravano troppo fioche.

Avevo chiamato Mattia, il nuovo addetto alla manutenzione del complesso, perché il sistema di domotica centrale continuava a fare i capricci.

Lui è arrivato con quel suo solito passo felpato, i jeans scuri che fasciavano perfettamente le sue gambe atletiche e forti.

“Penso che ci sia un corto circuito nel pannello principale, Chiara, devo controllare i cavi dietro il divano,” ha detto lui.

La sua voce era un basso profondo che vibrava nell'aria ferma del salotto, facendomi sentire improvvisamente nuda sotto il mio vestito leggero.

Mi sono avvicinata mentre lui era chinato, osservando la tensione dei muscoli della sua schiena che si intravedevano sotto la t-shirt aderente.

C’era quel "forse" che ci seguiva da settimane, un’incertezza fatta di messaggi formali che nascondevano un sottotesto torbido e denso.

“Hai bisogno di una mano, Mattia? Sembri piuttosto in difficoltà con quegli incastri così stretti,” ho sussurrato con una nota di sfida.

Lui si è alzato lentamente, voltandosi verso di me con uno sguardo così diretto da togliermi il fiato e bloccarmi i pensieri.

“La difficoltà non sono i cavi, Chiara, è il fatto che mi stai addosso da ore e io sto perdendo la pazienza,” ha risposto lui.

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Sentivo il calore della sua pelle irradiarsi verso la mia, una forza magnetica che rendeva il mio respiro corto e spezzato.

“E cosa succede quando un uomo come te perde la pazienza con una donna come me?” ho chiesto, sfidando la sorte e la morale.

Lui ha ridotto la distanza in un istante, afferrandomi per la nuca con una mano grande e dita che stringevano con decisione.

“Succede che smetto di riparare circuiti e inizio a occuparmi di te come desidero da quando ti ho vista la prima volta,” ha ringhiato.

Mi ha spinta contro la vetrata del balcone, il freddo del vetro sulla schiena contrastava con il fuoco dei suoi baci sul mio collo.

Senza smettere di fissarmi, ha infilato le mani sotto il mio vestito, strappando quasi i miei slip di pizzo con un gesto di puro possesso.

“Dio, come mai sei già bagnata...?” ha mormorato mentre mi esplorava con le dita.

“Mattia, ti prego... non fermarti, fammi sentire cosa vuoi farmi davvero,” ho ansimato mentre le sue dita mi sfioravano il clitoride.

Lui ha sbottonato i pantaloni con una foga disperata, liberando il suo membro enorme, venato e già lucido di eccitazione pura.

“Guarda quanto sono duro per colpa tua, Chiara, guarda come mi hai ridotto a forza di guardarmi,” ha detto lui afferrandomi la mano.

Mi ha sollevata di peso, le mie gambe si sono avvolte dietro la sua vita mentre mi affondava dentro con una spinta che mi ha tolto il fiato.

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“Sì, scopa questa piccola ossessionata di te, portami via la ragione, prendimi tutta,” ho urlato mentre lui iniziava a muoversi.

Le sue mani sono scese sulle mie natiche, stringendo la carne con una forza che mi ha fatto inarcare la schiena contro il vetro gelido.

“Voglio sentirti urlare il mio nome, voglio che ogni vicino senta come ti sto scopando bene,” ha sussurrato lui mordendomi un orecchio.

“Sei un animale, Mattia... non darti pace, continua a spingere così in fondo alla gola,” ho risposto io, fuori di me dalla voglia.

Mi ha trascinata sul tavolo di cristallo, spostando libri e candele con un gesto violento che ha fatto un rumore assordante in tutta la stanza.

Mi ha girata di schiena, obbligandomi a guardare fuori dalla finestra mentre mi riprendeva da dietro con colpi secchi e pesanti.

“Guarda fuori, Chiara, mentre te lo do da dietro..” ha detto lui.

Lo sentivo sbattere contro di me a ogni colpo, un suono crudo che mi faceva perdere ogni briciolo di dignità.

“Sputami dentro, Mattia, voglio essere tua fino in fondo,” ho supplicato io.

Lui ha accelerato ancora, le sue mani mi hanno afferrato i capelli per tenermi ferma mentre mi prendeva con una cattiveria bellissima.

“Sei la mia inquilina preferita, la più sporca e la più vogliosa di tutto questo palazzo,” ha mormorato lui col fiato rotto.

L'orgasmo mi ha strappato un urlo disperato proprio mentre lui si svuotava dentro di me con fiotti caldi che sentivo colare sulle cosce.

Siamo rimasti lì, sudatissimi, immersi nell'odore acre del nostro peccato consumato.