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Racconti erotici: il mio vicino di casa mi prende da dietro

Racconti erotici: il mio vicino di casa mi prende da dietro

Era un pomeriggio di quelli pigri e caldi, dove le serrande abbassate a metà lasciavano filtrare solo qualche striscia di luce dorata sul parquet del soggiorno.

Ero lì che cercavo di concentrarmi su un libro, ma la verità è che non riuscivo a togliermi dalla testa Andrea, il mio vicino che viveva nell’appartamento di fronte, separato dal mio solo da un cortile stretto e pieno di edera

L'avevo visto poco prima attraverso i vetri, a torso nudo, mentre annaffiava le sue piante. 

I suoi pettorali che brillavano al sole erano stati un colpo basso per la mia autodisciplina già vacillante.

All'improvviso il campanello ha suonato, un suono secco che mi ha fatto sobbalzare sul divano.

Quando ho aperto, Andrea era lì, appoggiato allo stipite con quella sua solita aria da schiaffi e un sorriso che prometteva solo guai.

“Il tuo condizionatore fa un rumore strano, si sente fin da me, volevo assicurarmi che non stessi per andare a fuoco o cose simili...” ha detto lui socchiudendo gli occhi con malizia.

“In realtà qui dentro fa solo un caldo che si schiatta, Andrea..."

Lui è entrato con una calma irritante, si è guardato intorno e poi si è avvicinato alla grande finestra che dava sul cortile, appoggiando le mani sul davanzale di marmo freddo.

“Che bella la vista da casa tua..."

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Mi sono appoggiata al vetro accanto a lui, sentendo il suo braccio che sfiorava il mio, una scossa che mi è risalita dalle dita dei piedi fino alla nuca.

“Chissà se i vicini sanno quanto sei bella quando cerchi di fare la finta tonta, Elena, perché io da qui vedo tutto, vedo come mi guardi quando pensi che non me ne accorga...” ha detto voltandosi lentamente verso di me.

Non ho avuto il tempo di ribattere che la sua mano mi ha afferrata per il collo, attirandomi a sé con una forza quasi brutale ma tremendamente eccitante.

Il bacio che è seguito non è stato dolce, è stato un incendio di lingue e un bisogno disperato di mangiarci vivi dopo settimane passate a spiarci dalle finestre.

Mi ha sollevata di peso, facendomi sedere proprio sopra quel davanzale di marmo, mentre le mie gambe si stringevano d’istinto intorno alla sua vita solida.

Sento quanto scotti, Elena...dimmi quanto mi vuoi, dimmelo per favore...” ha mormorato tra un morso e l’altro sul mio collo.

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Le sue dita hanno artigliato la seta delle mie mutandine, strappandole di lato con un gesto che non ammetteva repliche, lasciandomi completamente esposta alla sua bramosia.

“Cazzo, sei un miracolo... guarda come sei gonfia per me, emani un profumo che mi sta facendo impazzire il cervello...” ha ringhiato Andrea mentre si sbottonava i jeans con una fretta rabbiosa.

Quando il suo membro è saltato fuori, enorme e già lucido di desiderio, ho capito che non avrei avuto via di scampo e la cosa mi faceva godere ancora prima di iniziare.

Mi ha presa con un colpo solo, profondo e violento, facendomi sbattere la schiena contro il vetro della finestra che ha vibrato sotto il nostro peso congiunto.

“Sì, Andrea... mi fai godere da morire...” ho urlato mentre lui iniziava a spingere come un ossesso.

Le sue mani mi tenevano ferme le natiche, alzandomi e abbassandomi sulla sua asta che sembrava fatta di ferro, entrando e uscendo con una foga spietata.

Sentivo la sua carne che batteva contro la mia, un rumore sordo e bagnato che si mischiava ai miei ansimi spezzati e alle sue bestemmie di piacere che mi sussurrava all’orecchio.

“Sei la mia piccola ossessione proibita... oggi ti riempio per bene...” ha detto accelerando ancora di più.

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Mi ha girata, mettendomi a quattro zampe contro il vetro, obbligandomi a guardare il cortile mentre lui mi riprendeva da dietro con una furia cieca e animalesca.

I suoi testicoli caldi colpivano il mio sedere a ogni affondo, un contatto così fisico e sporco da farmi annebbiare la vista mentre le pareti della mia vagina si stringevano disperate intorno a lui.

“Voglio che senti ogni singolo colpo... voglio che ti ricorderai di me ogni volta che guarderai questa finestra....” ha sbraitato afferrandomi i capelli.

Spingeva così forte che pensavo di svenire, ogni sua stoccata era un fulmine che mi attraversava la spina dorsale, portandomi verso un baratro di piacere senza ritorno.

Vieni dentro, Andrea... non ti fermare, cazzo, voglio sentirti esplodere tutto dentro di me...” ho supplicato in preda al delirio più puro.

Lui ha dato gli ultimi affondi, i più profondi e cattivi, mentre sentivo il suo corpo tendersi come una corda di violino prima di svuotarsi.

Il piacere mi ha travolta, lasciandomi tremante e svuotata, mentre lui mi teneva ancora stretta a sé.

Ho portato le dita al clitoride, l'ho toccato appena qualche secondo per contrarmi e venire più volte di seguito.