Era tardi, e la pioggia batteva sui vetri della sua casa.
Lei camminava scalza, con addosso solo una camicia bianca troppo grande per sembrare innocente.
La luce fioca della lampada disegnava curve sul suo corpo, mentre lo aspettava.
Aveva una voglia pazzesca di lui.
Solo pensarlo la eccitava.
Poi arrivò un messaggio.
Un solo messaggio.
“Sto arrivando.”
Il cuore le accelerò.
Ogni secondo era una goccia di adrenalina che le scivolava sotto pelle e le dita avevano voglia già di scenderle tra le mutande.
Quando lui bussò, non parlò.
Aprì la porta e si trovarono faccia a faccia, così vicini da sentire il respiro dell’altro.
Nessun saluto.

Lui la guardò negli occhi e la sfiorò appena, come per ricordarle chi comandava in quel momento.
Sentì pulsare tra le gambe.
Ed era esattamente ciò che voleva.
Lui la prese per il polso, senza fretta, e la condusse in salotto.
Lei si lasciò fare, sentendo l’eccitazione salire alle stelle, non aspettava altro.
Lui le sfiorò il collo con le labbra.
Lei chiuse gli occhi e lasciò che il desiderio la travolgesse.
Lui si chinò, sfiorandole l’orecchio.
«Ti sei comportata bene?»

Lei sorrise, senza rispondere.
Quel sorriso bastava.
Prese la mano di lui e la spostò sopra le sue mutande.
Iniziò a toccarla da fuori, sentendo i suoi ansimi aumentare.
Poi le legò i polsi.
Quel gioco la faceva impazzire, il fatto di essere sessualmente controllata la faceva andare fuori di sè.
Le sfiorò il culo, poi le cosce e tornò di nuovo davanti.
Infilò le mani nel nastro della mutande, dandole un bacio caldo con la lingua, mentre la afferrava dolcemente dal collo, quasi controllandola.
Lei era pronta a farsi fare qualsiasi cosa.
La mano entrava sempre più dentro finché le dita iniziarono a strofinare il suo clitoride.
Un gemito la fece saltare.
Strinse le gambe come per tenere quelle dita ancora più dentro di lei.
Intanto il suo cazzo era duro, pulsante nelle mutande.

Iniziò a toccarla lentamente, e più lo faceva piano più lei sembrava godere, poi le leccò il collo per aumentare ancora di più le sue voglie.
“Fammi toccare il cazzo…”
Le prese le mani ancora legate e le appoggiò sul suo membro pulsante.
“E’ durissimo…”
“Si, per colpa tua” disse sorridendo.
Lei si inginocchiò davanti a lui e abbassò definitivamente le mutande, pronta a prenderlo in bocca.
Lui era duro come il marmo.
Iniziò a succhiarlo mentre lo fissava negli occhi, con le mani ancora legate.
“Sono la tua schiava, adesso”
“Si…continua…”
Lo succhiava talmente bene e dolcemente che sentiva già la sensazione di venire.
“Vuoi che vada più veloce, padrone?”

“Si…più veloce…ti prego…”
Lo succhiò intensamente, sempre più veloce…
Usava mani e bocca insieme, velocemente.
“Voglio vederti venire su di me…”
Quella frase lo fece esplodere.
Aveva il suo seme ovunque, l’aveva svuotato come voleva.
“Adesso però tocca a me….”
Prese la mano di lui e la rimise nelle sue mutande.
“Toccami…"
Iniziò a toccarla di nuovo, ma non come all’inizio, questa volta più veloce.
Lei iniziò a godere profondamente…
“Oddio…non ti fermare…”
Sfiorava il clitoride con dei cerchietti veloci, mentre le baciava il collo.
“Aaah….aahhh…”
Una contrazione, poi strinse forte le gambe.
Era venuta.
Nessuno avrebbe dovuto scoprire il loro segreto, avevano entrambi una relazione fissa, ma non riuscivano a fare a meno di continuarsi a vedere di nascosto per finire sempre a fare sesso forte.
“Non mandarmi i messaggi, sai che sarebbe un problema”
“Sì, lo so, infatti non devi farlo nemmeno tu con me”
Su questo erano d'accordo, non avrebbero potuto sentirsi, ma solo darsi appuntamenti dal vivo e senza lasciare traccia di quel segreto.
“La porta di casa per te è sempre aperta e sai che dalle 19:30 in poi io sono a casa”
“Considerami già qui domani sera”.