Fuori la finestra l'aria era densa e immobile, tipica di quelle serate estive in cui non circola un filo di vento.
Eravamo seduti sul pavimento della camera, con la schiena appoggiata al letto, a bere una birra ghiacciata direttamente dalla bottiglia. 🍻
Carlos mi guardava con quei suoi occhi scuri e profondi, capaci di farti sentire completamente nuda anche se addosso avevi una felpa enorme.
Eravamo sempre stati grandi amici.
"Sei silenziosa stasera, che succede in quella testolina complicata che ti ritrovi?" mi ha chiesto ridendo, con quel suo accento sudamericano che mi faceva impazzire ogni volta.
"Penso solo che fa un caldo fottuto e che mi stai guardando in un modo che non mi fa stare tranquilla," ho risposto, accennando un sorriso complice.

Lui ha posato la bottiglia sul parquet, facendo un rumore sordo, e si è girato completamente verso di me, accorciando le distanze tra noi.
"E come ti starei guardando, sentiamo un po'..." ha mormorato, avvicinando la sua faccia calda alla mia fino a farmi sentire il suo respiro sulla pelle.
"Come se volessi mangiarmi viva, Carlos, e la cosa peggiore è che non mi dispiace affatto...." ho sussurrato, sentendo lo stomaco che si stringeva per l'eccitazione.
Si, siamo amici, ma è diverso dalla solita amicizia. Sappiamo di piacerci da tempo.
La sua mano, grande e ruvida, è risalita lungo il mio collo, con il pollice che accarezzava la linea della mia mascella con una lentezza esasperante.
"Non voglio mangiarti viva, voglio solo farti capire che ti desidero da impazzire da quando sei entrata da quella porta..." ha detto, con voce bassa.
A quel punto non c'è stato più bisogno di parlare o scherzare, perché le sue labbra si sono stampate sulle mie in un bacio affamato.
La sua lingua ha cercato la mia con una foga incredibile, mischiando il sapore amaro della birra a quello dolce della nostra saliva.

Mi sono girata per stargli di fronte, mettendomi a cavalcioni sulle sue cosce muscolose, sentendo subito quanto la sua erezione fosse prepotente sotto i jeans.
Carlos ha infilato le mani sotto la mia maglietta, accarezzandomi la schiena nuda e risalendo fino a stringermi il seno con forza.
"Cazzo, Elena, sei morbida da morire e scotti come un termosifone..." ha ansimato sulla mia bocca, mentre mi strappava la felpa sopra la testa.
Sono rimasta solo con il reggiseno, mentre lui mi guardava con una lussuria così pura da farmi bagnare all'istante all'interno degli slip di pizzo.
Non ho aspettato che facesse tutto lui, gli ho afferrato i bordi della maglietta e l'ho tirata via, scoprendo quel suo corpo ambrato e scolpito che sognavo da mesi.
Ho passato le mani sui suoi pettorali duri, sentendo la sua pelle liscia e calda che odorava di quel suo profumo speziato tipico dei tropici.
"Scopo con te nei miei pensieri da settimane, Carlos, non hai idea di quanto ti voglio dentro di me...." ho ammesso senza più alcun freno inibitore.
"Allora guarda cosa mi fai, guarda come mi riduci solo a sentirti parlare in questo modo..." ha detto lui, afferrandomi la mano per farmela mettere sul suo membro pulsante.

Attraverso il tessuto dei pantaloni si sentiva tutta la sua lunghezza imponente, una verga dura che cercava disperatamente di liberarsi da quella prigione.
Carlos si è alzato, sollevandomi di peso con una forza pazzesca, e mi ha buttata sul materasso matrimoniale, salendomi subito sopra con il corpo.
Con pochi gesti rapidi e carichi di urgenza ci siamo liberati degli ultimi vestiti, lasciando che cadessero sul pavimento in un mucchio disordinato.
Quando l'ho visto completamente nudo, il mio sguardo è caduto sulla sua asta enorme e venata, già bagnata in punta di un liquido trasparente e lucido.
Si è inginocchiato tra le mie gambe, allargandomele con decisione, e ha chinato la testa per affondare la bocca proprio al centro della mia intimità fradicia.
La sua lingua esperta ha iniziato a leccarmi con colpi lunghi e decisi, concentrandosi sul mio clitoride gonfio fino a farmi inarcare la schiena sul letto.
"Mio Dio, Carlos... non ce la faccio più, mi stai facendo impazzire con quella bocca maledetta..." ho urlato, stringendo le lenzuola tra le mani tremanti.
Lui si è sollevato, mi ha guardata dritta negli occhi con un sorriso predatorio, e ha appoggiato la punta della sua asta incandescente contro la mia vagina aperta.

Mi ha presa con un colpo solo, profondo e spietato, entrando in me fino in fondo e facendomi cacciare un urlo che è rimbombato nella stanza vuota.
L'impatto è stato devastante, una sensazione di pienezza totale che mi toglieva il fiato mentre lui rimaneva fermo dentro di me per godersi la mia morsa strettissima.
"Cazzo, Elena...aaaaah...." ha mormorato con la voce rotta dal piacere primordiale.
Ha iniziato a muoversi, prima lentamente per abituarmi alla sua mole imponente, e poi aumentando l'intensità dei colpi con una foga impressionante.
La carne batteva contro la carne con un rumore sordo e bagnato, la musica carnale del nostro sesso che riempiva ogni angolo della camera.
Ogni suo affondo era un fulmine che mi colpiva al centro dello stomaco, facendomi gemere senza sosta mentre le sue mani mi tenevano ferme le natiche con forza.
Carlos non aveva alcuna pietà, mi sollevava leggermente per poi spingere ancora più a fondo, cercando di toccare il punto più intimo e sensibile del mio utero.
"Dimmi come ti piace, mami, dimmi se questo cazzo enorme ti sta riempiendo come volevi...." mi sussurrava all'orecchio con quel suo tono sporco e caldo.
"Sì, Carlos... mi stai distruggendo, scopami più forte, non ti fermare per nessuna ragione al mondo...." gli ho risposto, ormai completamente fuori di me.
Sentivo le sue palle calde che colpivano la mia pelle a ogni stoccata, un contatto così fisico e rude da farmi perdere completamente la cognizione del tempo.
Lui mi ha afferrata per i polsi, bloccandomeli sopra la testa sul cuscino, e ha continuato a sfondarmi con una rabbia agonizzante e meravigliosa.
Il sudore scorreva sui nostri corpi uniti, mischiandosi in un abbraccio liquido che rendeva ogni movimento ancora più scivoloso ed eccitante.
Dopo un tempo infinito mi ha fatta girare, mettendomi a quattro zampe sul letto, con il sedere alto che aspettava solo di essere posseduto di nuovo.
Carlos si è posizionato dietro di me, afferrandomi saldamente i fianchi con le sue mani nodose, e mi è rientrato dentro con una violenza cieca.
Quel cambio di posizione mi ha fatto scoppiare la testa dal piacere, la sua verga entrava con un'angolazione diversa che mi toccava dei punti scoperti mai sentiti prima.
"Guarda come entro bene, guarda come questa vagina si prende ogni singolo centimetro del mio cazzo..." mi provocava, tirandomi indietro per i capelli con decisione.
Il materasso scricchiolava sotto il nostro peso e io potevo solo urlare il suo nome contro il cuscino inzuppato di sudore e sesso.
Le pareti della mia intimità hanno iniziato a contrarsi violentemente in una serie di spasmi incontrollabili, segno che l'orgasmo era ormai vicino e inevitabile.
Carlos l'ha capito dal mio modo di ansimare e ha aumentato ancora, dando colpi rapidi, profondi e cattivi, che mi hanno portata dritta oltre il limite della ragione.
"Sto per venire, Elena... " ha urlato con una voce bestiale, quasi un grugnito di dolore.
Siamo esplosi nello stesso istante, io mi sono accasciata sul letto mentre venivo squassata da un piacere accecante, e lui ha dato gli ultimi affondi disperati.
Ho sentito chiaramente lil suo orgasmo dentro, riempiendomi fino all'orlo in un flusso continuo.
Carlos si è lasciato cadere sopra di me, sfinito, con il petto che si alzava e si abbassava rapidamente e il respiro pesante che mi bruciava sul collo.
Siamo rimasti incastrati così per minuti, immobili e sporchi di noi, mentre fuori dalla finestra le prime gocce di pioggia iniziavano a picchiettare contro i vetri freschi.
Quella notte il temporale aveva ripulito l'aria, ma dentro quella stanza l'incendio che avevamo acceso non si sarebbe spento così facilmente.