Era da settimane che la vedevo muoversi tra il pianerottolo e il suo appartamento con quell’aria leggera, quasi distratta, come se nulla potesse davvero toccarla.
Ogni volta che la vedevo, avevo una voglia allucinante di lei, sessuale e carnale.
Ma quando passava davanti alla mia porta, si fermava sempre un mezzo secondo in più.
E quel mezzo secondo bastava a farmi capire tutto quello che non ci stavamo dicendo.
Sapevo che quelle voglie prima o dopo sarebbero esplose in qualcosa di pericoloso.
Quella mattina, mia moglie era uscita per lavoro.
Quando la porta si è chiusa alle spalle di mia moglie, la casa è diventata silenziosa in un modo che sembrava premeditato, come se anche le pareti sapessero che qualcosa sarebbe potuto succedere.
Dieci minuti dopo, ho sentito bussare.

Quando ho aperto, lei era lì.
Capelli sciolti e respiro veloce per l’emozione.
Indossava un vestito semplice, aderente quel tanto che basta a far immaginare senza dichiarare.
Non ha detto ciao.
Non ha chiesto se poteva entrare.
È entrata.
Punto.
Ha chiuso la porta con un piede, senza mai staccare gli occhi dai miei.
Mi mancava l’aria, nonostante non potessi permettermi nemmeno quel pensiero, avevo una voglia esagerata di scoparla.
Il modo in cui mi guardava…
Era quello sguardo che ti dice: “So esattamente cosa vuoi, e so esattamente cosa voglio.”
Si è avvicinata così lentamente da farmi impazzire.
Il silenzio era carico di tensione erotica.
Quando mi è arrivata davanti, mi ha sfiorato il petto con due dita.
Poi le ha fatte scorrere piano, seguendo la linea della camicia come se stesse tracciando una mappa che solo lei sapeva leggere.

Il mio cazzo ha avuto un impulso, un comando, ha incominciato ad indurirsi.
«Lo sai,» ha mormorato, «che non dovrei essere qui.»
Era vero.
Ed era proprio per quello che non riuscivo a fermarla.
Ha fatto un passo ancora più vicino, così che il suo corpo sfiorasse il mio.
Il suo profumo era caldo e proibito allo stesso tempo.
Le sue mani sono salite sulla mia nuca, lente, sicure.
Ha sfiorato la mia bocca con il suo pollice, guardandomi come se volesse capire fin dove ero disposto ad arrivare.
Poi ha sorriso.
Quello stesso sorriso che mi aveva fregato fin dal primo giorno.
«Chiudi a chiave,» ha detto con un sussurro che mi ha attraversato come una corrente.
E mentre giravo la chiave, la sentivo avvicinarsi alle mie spalle.
Le sue dita hanno scivolato lungo i miei fianchi.
La sua bocca si è avvicinata al mio orecchio.
Il suo respiro era caldo e affamato.
Quando mi sono voltato, lei era già lì, a un soffio dal mio viso.
Le sue mani hanno afferrato il mio cazzo ha iniziato a toccarlo con decisione.
E’ stato un varco che abbiamo attraversato senza più guardare indietro.
La sua bocca era insistente, profonda, carica di settimane di tensione trattenuta, ha iniziato a baciarmi con la lingua, mentre continuava a toccarmi il cazzo da sopra ai pantaloni.
Quando l’ho sollevata per spingerla contro la parete, ha lasciato uscire un gemito soffocato contro la mia bocca.
Un suono che non avrei mai più dimenticato.
Le sue mani mi tiravano a sé con forza.

I suoi fianchi si muovevano come se cercassero una risposta.
I suoi occhi, socchiusi, mi imploravano senza parole.
La casa sembrava diventata un’altra.
Ogni stanza respirava con noi.
Ogni oggetto era complice.
Mi ha afferrato per la maglietta e mi ha trascinato verso il salotto, senza mai lasciarmi andare.
Poi si è fermata davanti al divano.
Ha incrociato il mio sguardo.
E, senza dire nulla, si è lasciata cadere lentamente all’indietro, appoggiandosi sui cuscini, le gambe leggermente aperte, il fiato corto.
«Vieni qui,» ha detto piano.
«Voglio sentire dentro di me quanto mi hai aspettata.»
Il modo in cui lo ha detto…
Ha cancellato ogni resistenza rimasta.
Mi sono chinato su di lei.
Le ho aperto le gambe, le ho scostate le mutande e ho incominciato a leccargliela.
Lei arcuava la schiena a ogni mia leccata.
La mia bocca cercava la sua figa con furia.
Poi, con le mani ha incominciato a tenermi la testa schiacciata verso di lei, come fosse un invito ad andare ancora più all'interno e velocemente.
Non avevo mai avuto un desiderio così forte di leccare una vagina, nemmeno con mia moglie.
Mi sono slacciato i pantaloni, volevo entrarle dentro.
Nel momento in cui l'ho fatto, lei mi ha sorriso come invitandomi a farlo.

Non ho perso altro tempo, il mio cazzo era duro e pulsava e l'ho messo nella sua vagina già pronta ad accogliermi.
Il suo respiro era caldo, rapido, irregolare.
«SCOPAMI…SCOPAMI…» ha urlato, e quel sussurro mi ha attraversato come un brivido profondo.
Il mio corpo si è abbassato sul suo, e ho iniziato a scoparla mentre gemeva.
Le mie mani scorrevano lungo i suoi fianchi, lentamente all’inizio, poi più sicure, più presenti, mentre lei cercava il mio tocco con una fame che non aveva più voglia di nascondere.
Ogni volta che sfioravo un punto sensibile, le sue dita stringevano un po’ di più la mia maglietta, tirandomi verso di lei.
Sembrava voler cancellare la distanza, ridurre ogni spazio tra noi, fondersi a me nel modo più diretto possibile.
La sua lingua cercava la mia continuamente, senza tregua.
A volte profonda, a volte veloce, a volte carica di quella tensione.
Mi sono sollevato appena, abbastanza da guardarla negli occhi.
Lei mi fissava come se stessi per toglierle l’aria, o darle esattamente quella che voleva.
«Non fermarti, scopami….» ha detto.
E quel tono non ammetteva discussione.
Le mie mani sono scivolate più in basso, seguendo la curva dei suoi fianchi, e arrivando al culo.
L’ho palpato, mentre la scopavo.
Il suo corpo reagiva a ogni mio gesto con una spontaneità quasi selvaggia.
Lei mi ha afferrato per i fianchi, tirandomi a sé con una forza sorprendente.
Il suo corpo si è sollevato per venirmi incontro, per cercarmi, per reclamarmi.
“Lo voglio sentire ancora più dentro…vai più forte”
Il suo respiro si è fatto ancora più corto, più carico, mentre i nostri movimenti diventavano più profondi, più sincronizzati, più necessari.
Era come se la casa intera avesse cambiato temperatura.
Lei affondava le unghie leggere nelle mie spalle.
«Così…fammi venire…» ha sussurrato, quasi senza voce.
«Non ti fermare… continua…»
E quel “continua” era un ponticello tra controllo e abbandono.
Il divano scricchiolava sotto di noi in modo appena udibile, il suo corpo seguiva il mio con una precisione istintiva, come se avessimo provato quella scena mille volte in testa prima di viverla davvero.
Ogni sua reazione era una risposta diretta, immediata.
Gemiti bassi, brevi, che cercava di trattenere senza riuscirci.
La sua fronte si è appoggiata alla mia.
Respiravamo insieme.
Caldi, veloci, quasi in fuga da qualcosa che però desideravamo più di tutto.
Ho sentito le sue gambe stringersi attorno alle mie, attirandomi a sé con una decisione piena, incontrollata, lo voleva sentire dentro.
«Vienimi dentro…ho bisogno di sentire che mi vieni dentro…» ha detto, aprendo appena gli occhi.
Le sue mani mi hanno afferrato il viso, tirandomi verso il suo.
Il suo corpo si è irrigidito, poi sciolto, poi di nuovo teso.
Poi un gemito molto forte.
Era venuta.
Il fatto che fosse venuta, ha reso me talmente eccitato che in un paio di colpi sono venuto anch’io.
Poi il silenzio.
Un silenzio colmo, pesante, pieno di un’intimità che non avevamo mai avuto il coraggio di ammettere fino a quel momento.
Lei è rimasta sotto di me, ancora senza fiato, ancora tremante.
La sua mano accarezzava piano la mia schiena, come se non sapesse ancora bene come tornare nel proprio corpo.
«Sapevo che sarebbe successo» ha sussurrato contro il mio collo.
Le ho sfiorato la fronte con le labbra.
La casa era tornata silenziosa.
Ma non era più la stessa casa di prima.