Non sapevo davvero cosa mi spingeva a salire su quella terrazza.
Forse la curiosità.
Forse quella voce di Laura, bassa, roca, che mi aveva tormentato con vocali tutto il giorno.
O forse la consapevolezza che tra noi c’era un desiderio che nessuno dei due aveva mai osato ammettere.
Quando la porta si aprì, la vidi.
Aveva una camicia bianca che le scivolava morbida sulle spalle, nessun reggiseno sotto.
La brezza accarezzava la sua pelle, rendendo i seni nudi irresistibili e lucidi alla luce.
Il suo sorriso era provocante e prometteva tutto senza dire una parola.
«Sei arrivato finalmente,» disse, la voce bassa e roca, intrisa di desiderio.
«Non volevo perdere la vista…» risposi, cercando di non fissarla apertamente.
«O la compagnia?» ribatté, mordendosi il labbro e guardandomi con occhi che bruciavano.
Quel sorriso era un invito al peccato, e io non avevo intenzione di resistere.
Mi avvicinai, sentendo il calore del suo corpo contro il mio.

Le mani di Laura mi afferrarono, trascinandomi, mentre il vento le muoveva i capelli e la camicia si apriva leggermente sul seno.
«Voglio che tu mi tocchi, subito,» mormorò, gli occhi lucidi di eccitazione.
«Subito?» chiesi, sorpreso dal tono autoritario.
«Sì… voglio sentirti dentro di me, ora,» rispose con le mani già infilate nei miei capelli, guidandomi senza esitazione.
La baciai, senza pensarci.
La sua bocca si aprì sotto la mia, le mani scorrevano lungo la mia schiena, giocando con i miei pantaloni, cercando calore, contatto e forse anche il mio cazzo.
Era come se i nostri corpi sapessero esattamente cosa fare.
La camicia cadde completamente.
Presi i suoi seni pieni tra le mani, li accarezzai e li mordicchiai piano, mentre lei gemeva vicino al mio orecchio: «Sì… così… continua…»
Il suo respiro era veloce, eccitazione pura, ogni sua parola mi invitava a spingere più forte.
Mi abbassai dietro di lei, le mani sui fianchi, il corpo premuto contro il suo, sentendo il calore intenso della sua pelle.
«Girati...» le sussurrai da dietro al collo.

Lei si voltò appena, mordendosi il labbro: «Fammi godere…»
Il suo corpo si piegava contro il mio, ero eccitato al massimo e sempre più duro dal desiderio.
Le mani mi scivolarono da sole sotto la sua gonna.
Trovai la sua vagina già bagnata, morbida, pronto ad accogliermi.
«Ahhh… sì… ancora… così…» gemeva, tremando sotto le mie dita e con il corpo che chiedeva più profondità.
Mi abbassai pantaloni e mutande, la presi tra le braccia, penetrandola lentamente, sentendo il suo corpo stringersi e abbandonarsi a ogni mio movimento.
«Non fermarti!» urlò.
Avevo le mani tra i suoi capelli e la portavo vicino.
«Non ho nessuna intenzione di fermarmi...» risposi, aumentando il ritmo e sentendo la sua eccitazione esplodere in ogni gesto.
Il primo orgasmo la scosse tutta.
Si arcuava, le gambe tremavano, il respiro spezzato e la voce rotta dal piacere.
Ma non si fermò.
Mi prese, mi spinse più vicino, come a dirmi che voleva ancora più.
Le mani scorrevano lungo la mia schiena, la mia pelle, il mio collo.

«Più forte… più dentro… voglio sentirti dentro completamente» sussurrò.
Ogni sua parola era un comando erotico.
Non resistevo: la stringevo, la baciavo ovunque, alternando baci e morsi e seguendo il ritmo dei suoi gemiti e delle sue mani.
Questa donna era un invito al peccato.
La penetrai mentre con le dita le toccavo il clitoride.
Arrivò il secondo orgasmo.
Questa volta lento, intenso, un’onda che la attraversava dal basso ventre fino alle spalle.
Le mani strette intorno a me, il corpo che si arcuava, le gambe che tremavano e si aprivano per accogliermi ancora.
«Sì… sì… sì… non fermarti…» gemeva, e io non potevo fermarmi.
Arrivò un terzo orgasmo, che la lasciò tremante, sudata, completamente arresa.
Non smettevamo di muoverci, i nostri corpi intrecciati, il respiro affannoso.
Presi il mio membro in mano e mi masturbai guardandola.
Ero pieno, non riuscivo più a trattenermi.
Lo prese in mano lei e mi fece una sega, ma solo qualche secondo, perchè il mio orgasmo esplose.
Alla fine, collassammo insieme per terra, con i corpi sudati.
«La prossima volta…» sussurrò, mordendosi il labbro, «dentro casa.»
«La prossima volta decido io,» risposi, sorridendo, già immaginando ogni dettaglio.
Perché quel desiderio, non poteva finire così.
E io lo sapevo: ci sarebbe stata una prossima volta, e sarebbe stata ancora più intensa e incontrollabile.