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Racconti erotici: saliamo a casa e finisce con una 69 sul letto

Racconti erotici: saliamo a casa e finisce con una 69 sul letto

Non doveva succedere in macchina.

Dovevamo solo bere qualcosa.

Solo un giro, solo parlare.

Eravamo fermi sotto casa mia, motore spento, finestrini appannati dal nostro stesso respiro.

La radio suonava piano, una scusa per non sentire il silenzio tra noi.

«Allora… sali?» mi chiese lui con quella voce bassa.

Lo guardai.

Troppo vicino.

Troppo pericoloso quando fa quello sguardo sporco che finge di non avere.

«Non lo so.»

«Non lo sai o non vuoi dirlo?»

«Non provocarmi.»

Sorrise.

Quella curva lenta della bocca che mi fa cedere sempre, quella sicurezza arrogante.

Mi slacciai la cintura.

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Non per scendere.

Lui lo capì subito.

La sua mano si appoggiò sulla mia coscia.

Calda. pesante, decisa.

«Dimmi di fermarmi.»

«Se ti dico di no?»

«Non mi fermo.»

Il primo bacio non fu dolce. Fu urgente.

Le sue labbra mi presero senza chiedere permesso.

La lingua entrò subito, senza timidezza, con una fame quasi animale.

Gli afferrai il collo.

Lo tirai più vicino.

Sentivo il suo respiro diventare irregolare.

«Mi fai impazzire quando fai così.»

«Così come?»

«Quando fai finta di essere brava.»

La sua mano salì lentamente.

Dal ginocchio, alla coscia.

Fino a sotto il vestito, sfiorando la mia pelle.

Mi si bloccò il respiro.

«Sei già calda.»

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«Zitto.»

Si abbassò verso il mio collo.

Dei baci leggeri, la lingua lenta.

Le mie mani scesero tra le sue gambe.

Lo sentii reagire sotto il tessuto, duro, teso.

«Se continui così…» sussurrò.

«Cosa?»

«Non arrivo fino a casa.»

Lo guardai negli occhi, pieni di desiderio.

«Allora andiamo su...»

Salimmo quasi correndo.

Appena la porta si chiuse, mi spinse contro il muro con una forza che mi fece gemere piano.

«Non riesco più a controllarmi.»

«Allora non farlo.»

Mi sollevò il viso con due dita.

Mi baciò ancora.

Più lento, profondo.

Le mani ovunque, palpavano, stringendo, guidando.

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Mi sfilò il vestito con movimenti impazienti.

Io gli sbottonai la camicia senza distogliere lo sguardo.

«Guardami mentre lo fai.»

«Sei arrogante

«E ti piace.»

Aveva ragione.

Lo spinsi verso il divano con una decisione nuova, quasi sfacciata.

Mi inginocchiai davanti a lui solo un istante, abbastanza per farlo trattenere il fiato.

«Non giocare con me.»

«Non sto giocando.»

Le mie dita scesero lente lungo il suo petto, seguendo ogni muscolo, ogni brivido.

Mi portò in camera come se non pesassi nulla, come se fossi solo necessità.

Mi stese sul letto.

Mi guardò per un secondo intero, pieno di intenzione.

Mi aprì le gambe e infilò subito la lingua in mezzo.

«Così… proprio così.....non fermarti...»

La mia voce che si spezzava sotto le sue parole sporche.

Mi aggrappai a lui, perdendo il controllo e portando la sua testa contro la mia vagina.

Perdendo la voce.

Iniziò a leccarla prima piano, poi sempre più forte.

Mi lasciai completamente andare.

Sentivo la sua lingua fare su e giù, sempre più veloce sul clitoride.

Mi spostò di lungo sul letto, si girò continuando a leccarla e me lo mise in bocca in posizione 69.

Iniziai a mangiare quel membro e la cosa mi eccitò così tanto che fu l'inizio della mia fine.

Sentivo l'orgasmo sempre più vicino.

Mentre lo succhiavo sentivo che arrivava.

Poi strinsi la sua testa tra le mie cosce e mi lascia andare.

A quella scena anche lui gemette, e sentii il suo seme caldo sul volto.

Rimanemmo così, sudati, disordinati, appagati nel silenzio.

«La prossima volta?»

«Non fare quella faccia.»

Sorrisi.

Perché il vero pericolo non era averlo fatto.

Era volerlo di nuovo.