Non avrei mai pensato che un viaggio di lavoro potesse trasformarsi in qualcosa di così perverso e irresistibile.
Io e Matteo, il migliore amico del mio fidanzato, ci trovammo per via di un viaggio di lavoro insieme in hotel, la stanza immersa in una luce soffusa che accendeva ogni curva dei nostri corpi.
Il silenzio era denso, carico di desiderio.
“Non avrei mai creduto che saremmo rimasti soli…” mormorai, cercando di sembrare tranquilla, mentre il cuore martellava nel petto.
Lui mi guardò con quei occhi scuri, pieni di fame, e un sorriso malizioso si dipinse sulle sue labbra.
“Beh… adesso che siamo soli, possiamo fare qualcosa di… interessante.”
La voce roca, il tono diretto, mi fece rabbrividire.
Io cercai di allontanarmi, fingendo prudenza, ma le gambe tremavano.
“Matteo… non dovremmo… è sbagliato.”

Il mio tono tremava, tradendo il mio desiderio.
“Dai… smettila di fare la santa. Lo vuoi, lo so.”
Si avvicinò, sfiorando il mio corpo con le mani lente, provocanti.
Il primo bacio fu esplosivo, lingua contro lingua, le mani che toccavano senza freni.
Gemetti, sentendo il suo rigonfiamento premere contro il mio corpo.
“Voglio sentirti gridare per me..." sussurrò tra un bacio e l’altro, mentre le sue mani scendevano sulle mie cosce, leggermente aperte.

Io afferrai i suoi capelli, tirandolo verso di me e ansimando:
“Fallo… non voglio più aspettare.”
Le sue dita scivolarono sotto il vestito, entrando nella mia vagina bagnata, mentre il pollice massaggiava il mio clitoride.
“Sei così bagnata… cazzo, quanto mi fai impazzire...” disse, con voce roca, gemendo quasi quanto me.
Mi abbassai sulle sue gambe, sentendo il suo rigonfiamento duro tra le mani, la voglia che esplodeva.
“Prendimelo… ti prego, fammi venire...” mormorò, e io non aspettai oltre.
Le sue mani mi guidarono, mentre la mia bocca lo avvolgeva con voracità, le mie succhiate lo facevano gemere e imprecare.
“Giulia… cazzo… continua, continua così…”

Il suo respiro si faceva sempre più rapido, il corpo tremava mentre io alternavo bocca e mani sul suo cazzo pulsante.
Mi alzai, premendomi contro di lui, il suo calore che mi faceva impazzire.
“Ti voglio dentro di me… ora...” sussurrai, abbassando la mutandina, sentendo il suo rigonfiamento entrare nella mia vagina.
Il primo colpo fu lento, esplorativo, poi lui aumentò il ritmo, molto più potente, facendomi gemere a ogni movimento.
“Ahhh… cazzo sì… non fermarti, voglio sentirti urlare...” disse, con le mani strette sui miei fianchi, il ritmo violento, travolgente.
Affondai le unghie nella sua schiena, spingendo contro di lui, il desiderio che cresceva fino a diventare insopportabile.
“Matteo… oh mio Dio… sto per venire…”
“Vieni per me, esplodi dentro di me!”
Le nostre urla, i gemiti e il piacere travolgente riempivano la stanza.
Ogni colpo, ogni gemito, erano un segreto proibito che ci legava sempre di più.
Poi ci fermammo per un attimo, ansimanti, con i corpi che si respiravano a vicenda, sudati e tremanti.
“Sei una dannata… mi fai impazzire,” disse mentre mi afferrava per i fianchi, riavvicinandomi a sé.
Non resistevo da giorni, il desiderio era troppo forte.
“Matteo… voglio ancora… voglio sentirti dentro…”
E senza esitazione, lui riprese con colpi profondi, veloci, il respiro spezzato mentre la voglia si accumulava in una marea incontrollabile.
Ogni suo colpo faceva vibrare la mia vagina, ad ogni mio gemito lo spingeva ancora più forte dentro di me, non potevo, ma volevo....
“Urla… fammi sentire quanto ti eccito,” ordinò.
Io non trattenni più, lasciando uscire gemiti, urla e sospiri di puro piacere.
La voglia aumentava, esplodeva, io tremavo sopra di lui, sentendo il calore del suo orgasmo riversarsi dentro di me.
Il suo corpo si irrigidì, poi si lasciò andare.
“Giulia… cazzo… ti sono venuto dentro....”
Poi scese con la testa tra le mie grandi labbra, iniziando a leccarle dolcemente.
Io ero praticamente un lago da mezz'ora, in quaranta secondi sono venuta.
Ci sdraiammo sul letto, rimanendo così, stretti, sudati, abbandonati al piacere, mentre la stanza era intrisa del nostro desiderio proibito.
Poi, tra baci roventi e carezze, ridemmo, complice di quella notte trasgressiva e segreta, un fuoco che non si sarebbe mai spento.

“Se qualcuno lo sapesse… sarebbero morti...” sussurrai tra un bacio e l’altro.
“Non me ne frega un cazzo… sei mia, ti desidero troppo..." replicò, premendomi ancora più contro, il suo cazzo quasi tornava di nuovo barzotto.
Quel tradimento non doveva nascere, ma quella notte bollente era inevitabile, rimase nostra, un segreto indelebile, un fuoco che non si sarebbe spento, forse, solo in quella notte.